Padre Joaquim José da Rocha Espanca 1

Padre Joaquim José da Rocha Espanca

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History

Ogni storia che avete ascoltato in questa visita, i duchi e i loro crimini, le regine e le loro corone, le campane, i conventi, i nomi delle strade, è arrivata fino a noi perché un uomo decise che non doveva andare perduta. Si chiamava Joaquim José da Rocha Espanca, nacque a Vila Viçosa il 17 maggio 1839, era un prete di paese, e fece da solo ciò che nessuna istituzione aveva fatto: scrisse l'intera storia della sua terra.

L'impresa era sproporzionata ai suoi mezzi. Parroco povero, senza altre entrate oltre a quelle del suo ministero, come scrisse egli stesso, Padre Espanca non aveva libri, non aveva archivio, non aveva tempo. Ebbe ostinazione. Si alzava all'alba e andava a piedi da Bencatel a Vila Viçosa, tornando quasi a notte, senza mangiare altro che "qualche biscotto portato in tasca", per consultare la Biblioteca Comunale, che non aveva né bibliotecario né catalogo, e la biblioteca del Collegio dei Re, custodita nel Palazzo Ducale. A Évora, la biblioteca apriva solo due ore in certi giorni della settimana, e lui prendeva appunti a matita, "con troppa fretta". Pagò di tasca propria certificati della Torre do Tombo. Andò apposta a Lisbona. Per trovare il tempo, rinunciò all'unica altra passione che aveva: la musica. Era compositore, e delle sue messe e dei suoi mottetti, che ancora oggi si conservano nella Biblioteca di Évora, si privò, pezzo dopo pezzo, per scrivere la storia. "Questo si chiama", disse, "lavorare con il cuore."

Per decenni, tra battesimi e funerali, riempì cinque tomi manoscritti di quasi mille pagine ciascuno: le Memorie di Vila Viçosa, la cronaca del paese dai romani ai suoi giorni, anno dopo anno, seduta consiliare dopo seduta consiliare, pietra dopo pietra. Il suo rigore impressionò i più grandi: Leite de Vasconcelos, il padre dell'archeologia portoghese, lo chiamava antiquario, ed è a questo sacerdote che si deve la trascrizione delle are romane dedicate a Endovelico. La vista, sempre debole, gli si consumò sui vecchi manoscritti. A quarantun anni, quasi non riusciva più a leggere. Continuò.

Negli ultimi anni, il paese lo richiamò: finì i suoi giorni come priore di São Bartolomeu, pregando nella chiesa di una terra che aveva passato la vita a scrivere. Morì nel 1896, e in vita quasi nessuno gli diede retta. Il manoscritto dormì quasi un secolo nella Biblioteca Comunale, "in un oblio quasi immeritato", finché il comune non lo pubblicò nel 1983. Ma Padre Espanca sapeva che sarebbe andata così, e lo disse nel modo più commovente possibile, nella dedica della sua opera: la offrì "ai miei compaesani contemporanei senza distinzione di classe e soprattutto ai posteri, ai quali più interessano le memorie qui registrate". Ai posteri. Scrisse, consapevolmente, per persone che non erano ancora nate. Scrisse per voi, che ora state ascoltando.

I tomi manoscritti sono ancora qui, custoditi in questa biblioteca. Ogni guida, ogni storico, ogni targa di questo paese vi attinge. Vila Viçosa ebbe chi la rese grande: duchi, regine, santi e geni. Ed ebbe un uomo che non lasciò che nessuno li dimenticasse.

StoryPath è nato, prima di tutto, dai suoi quaderni, ed è a lui che rende il suo più giusto omaggio. Padre Espanca scriveva per i posteri; noi siamo quei posteri, e abbiamo ricevuto l'incarico. La nostra missione è quella che lui lasciò per iscritto: che nessuna di queste storie vada perduta, e che arrivi a tutti, senza distinzione di classe, come lui chiedeva. Lui salvò la memoria di Vila Viçosa alla luce di una lucerna. Noi le abbiamo solo acceso un'altra luce.

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