

castle
C'è un'ironia all'inizio di questa storia che vale la pena assaporare lentamente: questo castello non nacque da una guerra. Nacque da un trattato di pace.
Nel 1297, Portogallo e Castiglia firmarono, ad Alcañices, l'accordo che fissò una volta per tutte il confine tra i due regni, la stessa linea, quasi immutata, che ancora oggi separa i due paesi. Un trattato di pace avrebbe dovuto portare riposo. Portò, invece, un problema nuovo: ora che il confine era tracciato sulla carta, bisognava tracciarlo anche sul terreno, con pietra e vigilanza. Cinque anni dopo, nel 1302, re Dionigi risolse la questione a modo suo: concesse a Borba una carta di franchigia, rendendola un comune a sé, separato da Estremoz, e ne ordinò subito la fortificazione. Nasceva così un anello di una catena di castelli di frontiera, Estremoz, Borba, Vila Viçosa, la cui missione era semplice da enunciare ed enorme da compiere: vedere arrivare il nemico da lontano, e resistere finché non fossero giunti i rinforzi. In caso di invasione, Borba era l'ultima difesa prima di Estremoz e della stessa Vila Viçosa.
Il castello che re Dionigi fece erigere era solido e senza lussi: pianta quadrangolare, mura in muratura spessa, coronate di merli gotici, con un ampio cammino di ronda lungo il quale le sentinelle passeggiavano notte e giorno. Aveva un fossato, oggi scomparso, inghiottito dalle case che nei secoli crebbero addossate al muro. Il paese, letteralmente, crebbe appoggiato alle spalle del castello che lo proteggeva.
Per molto tempo, non c'è quasi traccia di ciò che qui accadde. E c'è un motivo triste per questo silenzio: quando Don Giovanni d'Austria prese il castello nel 1662, ordinò di bruciare l'intero archivio municipale, cancellando secoli di memoria scritta. Fu anche in quell'invasione che il paese visse il suo episodio più cupo, quello dei capitani impiccati nella strada che ancora oggi ne conserva il ricordo. Ma la storia, a volte, restituisce ciò che ruba: tre anni dopo, nel 1665, fu proprio qui accanto, a Montes Claros, che l'esercito spagnolo venne finalmente distrutto. Il confine che questo castello era nato per sorvegliare fu difeso, una volta per tutte, a pochi passi dalle sue stesse mura.
Del castello originale restano oggi un tratto di mura, la torre maestra e due porte, ciascuna con la propria storia. Una si chiamava Porta di Elvas, perché guardava verso quella città. Solo nel XVIII secolo divenne nota come Porta del Granaio, perché vi fu installato il granaio comune del paese, il magazzino dove si custodiva il grano di tutti. L'altra, rivolta verso l'interno, è la Porta di Estremoz. In un settore meridionale delle mura, una semplice lapide di pietra attesta ancora, senza grandi parole, che fu re Dionigi a ordinare quest'opera e a dirigerne i lavori.
Oggi, il castello non sorveglia più alcun nemico. Le sue mura si confondono con le case che gli sono cresciute accanto, e i suoi camminamenti, dove un tempo passavano le sentinelle, custodiscono ormai solo silenzio. Ma si fermi un momento davanti a questa pietra e ci pensi: il confine che la firma di un trattato tracciò nel 1297, e che questo castello fu costruito per sorvegliare, è, con piccoli aggiustamenti, la stessa linea che oggi separa il Portogallo dalla Spagna. Pochi monumenti in Portogallo possono dire che la ragione della loro esistenza permane, sette secoli dopo, esattamente nello stesso luogo.
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